Incontro con Aldo La Spina, caposcuola degli educatori cinofili italiani

Pubblicato il 21 August 2017

Chi è l'educatore cinofilo? Ce lo siamo fatto spiegare dal caposcuola italiano della categoria: Aldo La Spina

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Chi è l’educatore cinofilo? E che percorso formativo bisogna intraprendere per svolgere questa professione? Il team di Mucky megazine ha rivolto queste (e anche altre) domande ad Aldo La Spina, caposcuola degli educatori cinofili in Italia. Trent’anni di esperienza all’insegna dell’innovazione e della ricerca, in un ambito che riveste un’importanza fondamentale nella costruzione di una sana relazione tra uomo e cane.

Aldo La Spina è il pioniere dell’educazione cinofila in Italia. A parlare per lui, oltre 30 anni di esperienza, sempre ad alto livello, sono i numerosi incarichi e riconoscimenti. Tra le altre cose, ad esempio, è presidente e direttore del Centro Cinofilo Europeo Asd, presidente di APNOCS, Associazione Professionale Nazionale Operatori Cinofili per fini Sociali, nonché docente universitario in diversi atenei italiani. Inoltre è l'unico rappresentante in Italia qualificato dall'APBC (Association of Pet Behaviour Counselor), l'organizzazione internazionale di esperti nel recupero del comportamento animale.

Una carriera fatta di studio e innovazione, a cominciare dalla cosiddetta “educazione gentile”. Ci racconta brevemente cos’è?

Volentieri. Negli anni Ottanta sono stato il primo educatore a portare in Italia i concetti ed i metodi dell'educazione gentile, basata sui rinforzi positivi. Il metodo gentile di educazione cinofila è stato un passo avanti: prima c’era solo l’addestramento “duro” rivolto ai cani “da lavoro”. Gli insegnavamo a fare i poliziotti, i soccorritori, le guardie, i soldati. E li punivamo se sbagliavano. Con la nuova sensibilità verso il cane siamo passati a un metodo che premia i comportamenti corretti. Anche nell’addestramento oggi per fortuna quei metodi sono superati. Ma anche il metodo gentile, applicato senza criterio, meccanicamente, può essere fuorviante: il cane non è una macchina che agisce se gli diamo i croccantini, ha bisogno prima di tutto di sentirsi accettato e compreso da una figura autorevole e amorevole, non dobbiamo farne un obeso triste. Per stare bene ha bisogno di sapere quello che fa e di capire perché lo fa: perché ci da gioia, come a lui da gioia stare con noi. Il padrone-proprietario vive in una sfera emozionale comune con il cane. 

Su quelle basi è nata, è per sua iniziativa, una vera e propria scuola

Si, una delle prime scuole di educazione cinofila in Italia. Ho elaborato e tuttora insegno un metodo, l’ “Apprendimento emozionale”, ormai consolidato, che presento nei miei corsi, seminari e libri. Mette in grado di avere una comunicazione profonda proprio perché utilizza il vero canale di comunicazione che ci unisce al cane: l’emozione, che è radicata nel corpo e che siamo in grado di provare noi come loro. Non premiamo più il cane solo con il cibo ma gli facciamo sentire che lo amiamo davvero così com’è, ci mettiamo su un piano di parità con il cane e impariamo da lui quanto lui impara da noi. 

Proviamo a tratteggiare insieme i contorni della figura professionale dell’educatore cinofilo

L’educazione cinofila non è addestramento, si occupa della relazione fra il cane e il proprietario e la famiglia di cui fa parte il cane. Quindi l’educatore cinofilo è un equivalente del pedagogo, che lavora con il cane e con i suoi proprietari allo stesso tempo. Con le dovute distinzioni, è assimilabile alle figure dell’assistente sociale e dello psicologo che si occupano del contesto: la famiglia e l’ambiente di vita. Ha una grande utilità sociale perché previene e risolve alcuni fra i maggiori ostacoli a una serena convivenza: problemi con i vicini e all’interno delle stessa famiglia del cane. Insieme al proprietario, elabora strategie per risolvere problemi di comportamento di origine non patologica di entrambi, cane e uomo, che possono causare disturbi nella relazione. In ogni caso collabora con il medico veterinario  rispettandone le attribuzioni senza invaderne il campo, evitando di fare diagnosi o di indicare cure, che sono esclusiva competenza del medico. Tuttavia deve conoscere le basi della veterinaria, quali anatomia, igiene, alimentazione, zoonosi. Ciò gli permette di dialogare con il medico, quando necessario o nelle emergenze.  

Come si diventa educatore cinofilo?

Oggi esistono molte scuole di educazione cinofila perché l’esigenza di questa figura professionale è molto sentita. Non tutte purtroppo sono adeguate al bisogno, molte hanno un’impostazione puramente commerciale e non seguono criteri validi. E molti educatori si improvvisano, non hanno una reale preparazione. I proprietari dovrebbero essere maggiormente tutelati. Per questo in passato ho partecipato a fondare un’associazione professionale di riferimento, di cui sono stato vicepresidente vicario: A.P.N.E.C, Associazione Professionale Nazionale Educatori Cinofili, regolamentata ai sensi della legge 14 gennaio 2013 n. 4 e inserita nell’elenco delle Associazioni Professionali che rilasciano l’Attesto di Qualità tenuto dal Ministero dello Sviluppo Economico e inserita nell’elenco delle associazioni rappresentative a livello nazionale. L’A.P.E.C. è la prima associazione professionale in ambito cinofilo in possesso della certificazione qualità ISO 9001.

Cosa prevede l’iter formativo di un educatore cinofilo?

Il percorso formativo che le scuole sono tenute a seguire è di almeno 100 ore di formazione teorica e 150 di pratica. Con materie che spaziano dall’etologia generale alla deontologia professionale, passando per la gestione sanitaria, la relazione uomo – cane e molte altre. L’educatore cinofilo esperto in attività rieducative, oltre a questa formazione, deve svolgere anche un percorso formativo di almeno 100 ore di formazione teorica e 100 ore di pratica. Deve avere una conoscenza specifica dei problemi comportamentali; deve essere esperto in attività rieducative; conoscere tutte le tecniche di modificazione comportamentale; essere in grado di elaborare percorsi rieducativi in caso di alterazioni o problematiche relazionali.