Cani nella storia: da Argo ad Hachiko

Pubblicato il 09 August 2017

Il racconto di alcuni cani famosi che anno lasciato il segno nella storia. Da Argo ad Hachiko, passando per Laika ed il sergente Stubby.

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Cani nella storia, da Argo ad Hachiko


Ci sono cani che hanno fatto la storia, nel vero senso della parola. Da soli o accanto ai loro padroni hanno lasciato il segno, a volte per la loro fedeltà, altre volte per il loro coraggio. Kanito vi propone una carrellata di amici a quattro zampe “storici”, alcuni li avrete già sentiti, altri, invece, vi sorprenderanno con la loro vita  e probabilmente vi faranno anche commuovere.


Argo e Peritas, cani regali


Qui parliamo davvero di storia, anche se a tratti si mescola con il mito. Argo era il cane di Ulisse, l’eroe cantato da Omero nell’Odissea. Di lui sappiamo poco, ma abbastanza per apprezzarne l’incrollabile fedeltà. Per dieci anni, infatti, attese il ritorno del suo padrone ad Itaca e quando, ormai anziano e malato, lo rivide, morì felice tra le sue braccia. 


Peritas, invece, era il cane di Alessandro Magno, fedele e coraggioso compagno di battaglia, di cui raccontano Plutarco e Plinio il Vecchio. La leggenda vuole che si sia conquistato la fiducia del re lottando a testa alta contro un leone ed un elefante. 


San Guinefort, santità a quattro zampe


Anche in questo caso storia e folklore si fondono. Guinefort era il nome di un levriero vissuto nella Francia del XIII secolo. Secondo i racconti popolari, era il cane di un cavaliere che un giorno, rientrando al castello, lo trovò nella stanza del figlio appena nato, con il muso sporco di sangue. Il bambino non c’era e l’uomo pensò che il cane lo avesse sbranato, così lo uccise. Subito dopo, però, trovo il figlio sano e salvo, sotto una coperta, e accanto a lui una vipera morta, ammazzata proprio da Guinefort. Il levriero quindi non aveva ucciso il bambino ma lo aveva difeso. Il cavaliere tributò al cane l’onore di una sepoltura sfarzosa e negli anni la sua tomba si riempì di ex voto. Molte persone, infatti, si convinsero della santità del cane, che compiva miracoli soprattutto per proteggere i bambini. Da qui il nome di San Guinefort.


Fido, Greyfriars Bobby, Hachiko e Shep: fedeltà oltre ogni limite


Il più famoso di questo quartetto è senza dubbio Hachiko (1923-1935), reso celebre da Hollywood che gli ha dedicato un film con Richard Gere. Era il cane di un professore universitario giapponese; ogni mattina lo accompagnava a prendere il treno e lo aspettava al ritorno, puntuale. Finché  un giorno il professore morì durante il viaggio, stroncato da un ictus, e non tornò a casa. Hachiko, però, continuò ad attenderlo e per anni, ogni giorno, alla stessa ora, si recò alla stazione per accoglierlo. 


Praticamente identica la storia di Fido, un pointer inglese vissuto a Luco del Mugello (Italia) tra il 1941 ed il 1958. Anche lui accompagnava ogni giorno il suo padrone alla fermata dell’autobus e lo aspettava al ritorno. E anche il suo padrone, purtroppo, un giorno non rincasò, ucciso nel bombardamento alleato di Borgo San Lorenzo. Fido però continuò ad aspettarlo, fino alla morte.

 

Anche Shep, un border collie vissuto negli anni ’40 in Montana, Stati Uniti, aspettò per 5 anni, nella stazione di Fort Benton, di veder tornare il treno su cui era stata caricata la salma del suo inseparabile padrone. Bobby, invece, un terrier di Edimburgo (1850), fece la guardia alla tomba del suo padrone per ben 14 anni.


Laika, Belka e Strelka: cani nello spazio


Negli anni ’50 e ’60 il programma spaziale russo (e non solo russo) fece ampio uso degli animali, soprattutto cani, a fini di sperimentazione. Laika, Belka e Strelka sono probabilmente i tre esponenti più famosi e meritano davvero l’appellativo di cani storici. Laika fece da apripista, fu lanciata nello spazio nel 1957, a bordo dello Sputnik 2. Non sopravvisse, ma questo era già stato deciso: la capsula, infatti, era programmata per non tornare sulla terra. Più fortunati furono Belka e Strelka, che nello spazio ci rimasero solo uno giornata, orbitando per ben 18 volte intorno alla terra, e poi rientrarono sani e salvi. 


Caffaro, Rags e Stubby, cani battaglieri


Caffaro è stato un bulldog “garibaldino”, celebre per aver preso parte, nel 1866 alla battaglia di Ponte Caffaro, a cui deve il suo nome, In quell’occasione colpì con morsi potenti sia il capitano boemo Ruzicka che il tenente austriaco Suchonel.


Rags, invece, fu la mascotte della 1° divisione fanteria statunitense durante la prima guerra mondiale. Divenne famoso, durante l'offensiva della Meuse-Argonne, per essere riuscito a consegnare un importantissimo messaggio, nonostante i bombardamenti con i gas lo avessero reso parzialmente cieco.


Il più decorato ed importante tra i cani soldato, però, è senza dubbio Stubby. Anzi: il Sergente Stubby. Mascotte ufficiale del 102nd Infantry Regiment dell’esercito statunitense, ha prestato servizio per ben 18 mesi e ha preso parte a 17 battaglie durante la prima guerra mondiale. Viene ricordato soprattutto per aver salvato il suo reggimento da una serie di attacchi a sorpresa con gas asfissiante.